Porto (parte III)

Porto, o Oporto, che dir si voglia, è l’ultimo approdo del mio viaggio in Portogallo. Nota per essere il polo industriale del nord, grazie alla sua posizione strategica sul rio Douro, nei secoli è stata il centro di rotte commerciali e di partenze verso nuovi mondi.

Le prime cose a cui penserete, immaginando Porto, sono certamente il ponte di Eiffel – sì proprio lui, quel Gustave Eifell di Parigi – e il vino, famoso in tutto il mondo,  che prende il nome da questa città, da cui partiva per essere esportato. Non sarete smentiti, dal momento che il fiume è effettivamente un simbolo della città: attraversato dal ponte a due piani che collega la parte alta, la Ribeira, ovvero il quartiere più antico, con viuzze strette e ripide, case arroccate, attaccate l’una all’altra, e la parte bassa, quella più industrializzata, con i capannoni che ancora lavorano il porto ed espongono lungo il fiume la propria etichetta.

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Prima di partire credevo che Porto fosse una città lenta, piuttosto povera e, tutto sommato, non troppo interessante. Al contrario ho trovato una città dinamica, viva di giorno e di notte, ricca di attrazioni visibili ed edibili, con ritmi propri e perennemente battuta dal vento atlantico.

Consiglio una visita a Oporto più che a Lisbona perché è una città, a parer mio, più autentica, la capitale è bella, certo, ma in fondo a me è sembrata vuota, non all’altezza delle aspettative; al contrario Oporto mi ha stupita, con il suo viavai di persone, la cattedrale e la stazione interamente dipinte ad azulejos, la libreria di Lello, dove si ritiene che la Rowling abbia preso ispirazione per la libreria di Harry Potter: entrando qui dentro, potete immaginarla mentre passeggia avanti e indietro, mentre sale e scende indaffarata la famosa scala dai gradini rossi, oggi un po’ consumati, e mentre pensa ad Harry, magari affacciandosi alla finestra e osservando i clienti del bar lì sotto.

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Detto questo, se volete altre informazioni su cosa vedere, prendete una guida qualunque: io vi darò consigli utili che, di solito, sfuggono alle guide.

Innanzitutto, tenete a mente che è meglio non portare la macchina in centro, se avete preso un hotel molto centrale (probabilmente a buon prezzo) e siete in la macchina, avete fatto un errore: qui infatti è un vero inferno parcheggiare, ci sono pochi posti e quelli a pagamento vanno rinnovati ogni due ore. Certo, ci sono molti parcheggi sotterranei, ma dovrete lasciargli un rene per qualche notte! Appunto n. 2: se dovete fare rifornimento di carburante, non abbiate fretta! I portoghesi non conoscono il self-service e non apriranno nessuna pompa prima delle 7: pensateci se avete i minuti o i chilometri contati.

Fatte le dovute raccomandazioni, passiamo all’assaggio.

Come ho avuto già modo di farvi sapere, in questo Paese sanno come affrontare la tristezza: dolci di ogni ordine e grado, con cioccolato, confetture o creme, sapranno conquistarvi in ogni angolo della città, bar o pasticceria che incontrerete e i prezzi sono a buon mercato.

A questo proposito vi suggerisco la pasticceria più antica, quella davanti al mercato coperto: una piccola perla dell’architettura di primo novecento e una vera delizia per la gola.

Per pranzo, se avete bisogno di ricaricare le energie, vi consiglio la francesina: un toast da appena 1200 calorie, con un ripieno a strati composto di carne, salumi, formaggi, ricoperto da un formaggio tipo sottiletta, immerso in una salsa alla birra e, ciliegina sulla torta, un uovo fritto in cima. Ovviamente è servito con patatine affogate nella salsa. Potete mangiarlo in due, se non volete compromettere il fegato, ma non osate lasciare il paese senza averlo assaggiato!

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Se invece a cena volete restare  leggeri, ma senza rinunciare a un’altra meraviglia dello streetfood portoghese, potrete assaggiare la Bifana! La ricetta è assai più semplice della suddetta francesina, gli ingredienti sono solo due:  pane tipo rosetta e carne di maiale. L’unico particolare che la rende estremamente gustosa è che la carne viene fatta macerare almeno 24 ore nel Porto. Stavolta potrete bissare, il vostro dietologo non si risentirà.

Se vi resta ancora un giorno, avete già visitato la parte alta e più turistica della città, non vi rimane che affittare una bicicletta e scorrazzare lungo il fiume fino al villaggio dei pescatori. Neanche a dirlo, a pochi chilometri dal ponte di Eiffel, un villaggio con casette basse dai colori pastello, ristoranti e madonne che tengono in mano reti da pesca vi accoglieranno. Qui dovete assaggiare in uno dei locali alla buona lungo la strada il pesce dell’Atlantico, pescato, grigliato e servito. Un sapore che ricorderete per il resto delle vostre cene di pesce.

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Avete visto tutto? avete vissuto la movida che anima il lungo fiume fino a tarda notte? avete bevuto Porto e risalito le viuzze in lungo e largo? Riposate ora. Se potete, domattina verso le 6 uscite, la città sarà ancora buia, vuota e battuta dal vento. Alle prime luci tutto cambierà e forse voi, come me, sarete già a casa!

Goodbye Portogallo

PS: Avete modo di fermarvi ancora? Visitate Braga e Guimaraes, o. scendendo verso Lisbona, Tomar e Coimbra, varrà il viaggio!

 

 

 

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